Le parole da tenere d'occhio
 
A
Anti-VEGF
Le molecole che riducono o bloccano la formazione di nuovi vasi sanguigni attraverso l’inibizione dell’attività dei fattori endoteliale di crescita vascolare (VEGF). La terapia con anti-VEGF viene proposta e studiata in oncologia (per alcune forme di cancro) ed in oftalmologia (per la degenerazione maculare correlata all’invecchiamento). Oltre agli anti-VEGF propriamente detti, altre molecole hanno un’attività simile e cioè inibiscono la crescita di nuovi vasi sanguigni. Tra le altre, i glitazoni o tiazolidinedioni (pioglitazone e rosiglitazione) utilizzati come ipoglicemizzanti orali, ed i derivati della cannabis (cannabinoidi).
Angiografia con verde di indocianina
È un particolare tipo di fluorangiografia, che utilizza un colorante (indocianina) diverso da quello standard (fluoresceina). È indicata per la valutazione di alcune lesioni retiniche poco valutabili con la fluorangiografia standard e per lo studio della coroide.
B
Bastoncello
Il fotorecettore retinico responsabile della visione crepuscolare e notturna in monocromia. Si trova prevalentemente nella porzione periferica della rètina. I bastoncelli sono recettori ad alta sensibilità (basta un singolo fotone) e bassa definizione (più recettori convergono sulla stessa terminazione nervosa).
C
Cono
Il fotorecettore retinico responsabile della visione diurna in tricromia.  È massimamente concentrato nella porzione centrale della rètina (foveola). Nei soggetti normalmente sensibili al colore si riconoscono tre tipi di coni: quelli con un picco di assorbimento nelle frequenze del rosso (tipo L), quelli nelle frequenze del verde (tipo M) e quelli nelle frequenze del blu (tipo S). I coni sono recettori a bassa sensibilità (decine-centinaia di fotoni sono necessari per stimolarli) ed alta definizione (ad ogni recettore corrispondono poche terminazioni nervose).
Congiuntiva
È la membrana trasparente che riveste l’interno delle palpebre e la parte bianca dell’occhio (sclera). Contribuisce, insieme alle ghiandole lacrimali, a mantenere umida la superficie dell’occhio e lo protegge dall’ingresso di microbi e sostanze estranee.
Cristallino
È la lente dell’occhio che permette, insieme alla cornea, di mettere a fuoco l’immagine sulla rètina. Ha una forma biconvessa, un diametro di circa 10 mm, uno spessore massimo di 4 mm, e si trova subito dietro l’iride. È flessibile e varia di diametro e spessore per azione dei muscoli ciliari; in questo modo possono essere messi a fuoco oggetti che si trovano a differenti distanze dall’occhio. Le patologie più comuni del cristallino sono la cataratta, ovvero la perdita di trasparenza della lente, e la presbiopia, ovvero la perdita di flessibilità della lente associata all’invecchiamento. Il diabete è una delle cause più comuni di cataratta.
Cornea
È la membrana trasparente semi-rigida che riveste la parte anteriore e centrale dell’occhio. Ha un diametro di 11-12 mm ed uno spessore di 0,5-0,8 mm. A differenza del cristallino, la cornea ha un fuoco fisso che dipende dalla sua curvatura. È possibile correggere difetti visivi (miopia e astigmatismo) modificando chirurgicamente la curvatura della cornea. Il trapianto di cornea da donatore cadavere è un’opzione terapeutica per alcune malattie che producono danni irreversibili come la cheratite erpetica ed il cheratocono.
Chirurgia con laser
Nell’occhio il laser viene usato per correggere difetti di rifrazione (miopia, presbiopia, astigmatismo) o di trasparenza, oppure per cauterizzare (chiudere con il calore) lesioni vascolari, in particolare a carico della rètina (retinopatia proliferativa, distacco di retina o altre). Effetti indesiderati della foto-coagulazione tramite laser (la chiusura dei vasi sanguigni) sono rappresentati da una riduzione della visione periferica o della acuità visiva (visus) e da emorragie.
Cataratta
È dovuta all’opacizzazione del cristallino e produce una diminuzione della vista. È la causa più frequente di cecità. Le cause della cataratta sono moltissime, la più comune è l’invecchiamento. Seguono i traumi, i raggi ultravioletti, alcune malattie genetiche (per esempio la sindrome di Down o trisomia-21), alcune malattie della pelle (per esempio l’ittiosi o la dermatite atopia), alcuni farmaci (per esempio i cortisonici). Il trattamento è chirurgico e consiste nella rimozione del cristallino che viene sostituito con una lente artificiale.
Coroide
La coroide, quantitativamente la porzione maggiore dell’uvea, è la membrana vascolare dell’occhio. Ha uno spessore compreso tra 0,2 e 0,1 mm ed è ricca di melanina, un pigmento bruno/nero che ha il compito di ridurre i fenomeni di diffusione incontrollata della luce rendendo la visione più nitida. La coroide rifornisce di ossigeno e nutrienti gli strati più esterni della rètina. Con l’iride ed il corpo ciliare forma l’uvea.
Corpo ciliare
Fa parte dell’uvea, lo strato intermedio dell’occhio, e si trova subito dietro l’iride. È in buona parte composto da fibre elastiche e tessuto muscolare la cui attività è determinante per la messa a fuoco dell’immagine. Il corpo ciliare, infatti, controlla la posizione e la curvatura del cristallino (accomodamento), la lente dell’occhio. Inoltre, il corpo ciliare produce l’umor acqueo, il liquido che bagna e nutre la cornea ed il cristallino. I farmaci per il trattamento del glaucoma agiscono principalmente sul corpo ciliare riducendo la produzione di umor acqueo.
Cheratopatia diabetica
Raggruppa diversi tipi di lesioni/malattie che colpiscono la cornea di persone con diabete, tra cui la sindrome dell’occhio asciutto (6 volte più frequente rispetto alle persone non diabetiche), la neuropatia corneale, la cheratopatia superficiale. A cornea di queste persone è più delicata, più fragile, più soggetta ad abrasioni/erosioni che guariscono più lentamente.
D
Distacco di rètina
È una lesione dell’occhio caratterizzata dalla separazione della rètina dal tessuto sottostante che ne garantisce la nutrizione (più precisamente, il piano di separazione passa tra i nove strati interni della rètina ed il decimo, quello dell’epitelio pigmentato). Inizialmente localizzato, può estendersi e causare la perdita, parziale o totale, della vista, se non viene riconosciuto e trattato nell’arco di 24-72 ore. Per questo è considerato un’emergenza medica. Le condizioni che più frequentemente sono associate a distacco di rètina sono: retinopatia diabetica, miopia grave (almeno 6 diottrie), intervento di asportazione del cristallino per cataratta. Il rischio di avere un distacco di rètina in un momento qualsiasi della vita è, nella popolazione generale, dello 0,33% ed aumenta con l’aumentare dell’età. Spesso è preceduto dal distacco vitreale posteriore.
Distacco vitreale posteriore
Il distacco dalla retina della membrana vitreale, il sottile strato che avvolge il corpo vitreo. Fa parte dei normali fenomeni di invecchiamento e si calcola che il 75% dei soggetti al di sopra dei 75 anni di età abbiano un distacco vitreale anche minimo. Può comparire più precocemente nei soggetti con miopia moderata/grave (più di 6 diottrie). In genere non richiede trattamento se non si verifica distacco di retina.
E
Edema maculare
L’edema maculare consiste nell’accumulo di liquidi e proteine in corrispondenza della macula, la parte centrale della rètina. Questo può avvenire sopra la macula (cioè tra la rètina e l’umor vitreo) oppure sotto la macula (tra la retina e la coroide). In ogni caso la macula diventa rigonfia e più spessa, causando disturbi della visione. Il diabete è una delle più frequenti cause di edema maculare.
Emorragia retinica
La fuoriuscita di sangue dai vasi retinici. Può essere causata dalla pressione alta (ipertensione arteriosa sistemica), dall’occlusine di un vaso (trombosi retinica), dal diabete (retinopatia diabetica). La diagnosi viene fatta con l’esame del fondo oculare (fundoscopia) e/o con la fluorangiografia. Nei casi che non si risolvono spontaneamente, si usa la fotocoagulazione con laser oppure l’iniezione intraoculare di farmaci anti-VEGF.
Emovitreo
La presenza di sangue all’interno del corpo vitreo o intorno ad esso. Si manifesta con deficit visivo, miodesopsia (la percezione di corpuscoli in movimento, come moscerini) e fotopsia (la percezione di bagliori o scintille). La causa più comune di emovitreo è la retinopatia diabetica, soprattutto la retinopatia proliferativa. Seguono i traumi, i distacchi di retina ed i distacchi vitreali posteriori.
Elettro-retinogramma
Come l’elettro-cardiogramma (ECG) è il tracciato dell’attività elettrica del cuore, così l’elettro-retinogramma (ERG) è il tracciato dell’attività elettrica della rètina. L’unica differenza consiste nel fatto che ERG prevede l’esposizione a stimoli luminosi in condizioni standard dopo dilatazione della pupilla. I sensori (elettrodi) sono posizionati sulla cute (angoli esterni degli occhi, angoli interni/fornici congiuntiveli e fronte) e/o sulla cornea. ERG può essere utilizzato come esame diagnostico di livello avanzato per valutare la retinopatia diabetica.
F
Fondo oculare
È il nome della superficie interna dell’occhio. È visibile tramite esami oftalmoscopici (fundoscopia e fundografia). Il fondo oculare è l’unica parte del corpo che dà accesso all’esame diretto di vasi sanguigni di calibro compreso tra 1/7 ed 1/100 di millimetro (150-10 micron). Dall’esame del fondo si ricavano informazioni su numerose patologie quali diabete mellito, ipertensione arteriosa sistemica, distacco di retina, ipertensione endocranica.
Fundoscopia
È l’esame del fondo oculare. Viene fatto con uno strumento portatile, delle dimensioni di un martelletto (oftalmoscopia diretta), in ambiente scuro, dopo aver dilatato la pupilla.
Foveola
È la parte centrale della macula, ha un diametro di 0,35 mm e contiene un solo tipo di fotorecettori: i ‘coni’. Nella foveola c’è la massima concentrazione di fotorecettori e questo la rende la zona della ‘retina’ con la massima definizione visiva.
Fotorecettore
È una cellula nervosa (neurone) specializzata nella conversione di segnali luminosi in segnali elettrici. Nella rètina esistono tre tipi di fotorecettori: i coni (4,5-7 milioni), i bastoncelli (90-120 milioni)e le cellule gangliari fotosensibili (15-30 mila). I coni sono responsabili della visione dei colori e sono attivi in condizioni di media ed elevata luminosità (visione diurna); i bastoncelli sono responsabili della visione in condizioni di bassa luminosità (crepuscolare e notturna); le cellule gangliari retiniche intrinsecamente fotosensibili (identificate nel topo nel 2003 e nel 2008 nella specie umana) sono responsabili di aspetti ‘non rappresentativi’ della visione come il riflesso pupillare (la pupilla si stringe o si dilata al variare della luminosità), i ritmi circadiani o bioritmi, le variazioni del tono dell’umore legate alla luce.
Fluorangiografia
È un esame diagnostico che consente di studiare i vasi della rètina e della coroide. Utilizza un colorante fluorescente (la fluoresceina), che viene iniettato nel sangue, ed una speciale fotocamera. L’esame completo dura 5-10 minuti. In caso di lesioni avremo della aree più colorate rispetto al normale norma (per esempio se ci sono dei piccoli vasi neoformati, come nella retinopatia proliferativa, o delle emorragie retiniche), oppure meno colorate (come per esempio nelle condizioni di occlusione di un vaso quali la trombosi retinica). Come per tutte gli esami che utilizzano coloranti fluorescenti, possono esserci reazioni indesiderate (nausea) e reazioni allergiche in soggetti ipersensibili. Prima di fare il test è indispensabile che il medico faccia un’anamnesi accurata. Durante il test è necessaria la presenza di personale sanitario con competenze di anestesia e rianimazione.
G
Glaucoma
È il termine con cui si identifica un insieme di malattie dell’occhio caratterizzate da un danno del nervo ottico usualmente, ma non sempre, associato ad aumento della pressione dentro l’occhio (ipertensione intraoculare). L’elemento caratteristico del glaucoma, dunque, è la neuropatia e non l’ipertensione intraoculare, anche se l’equivalenza ipertensione intraoculare=glaucoma è diffusa e radicata. Il glaucoma è la seconda causa di cecità dopo la cataratta ed interessa circa 45 milioni di persone in tutto il mondo, con una proiezione per il 2020 a quasi 60 milioni. Il trattamento può essere medico (farmaci) o chirurgico (laser o tradizionale).
I
Iride
Costituisce la parte anteriore dell’uvea, lo strato intermedio dell’occhio. È una struttura anulare, sottile, colorata, di dimensioni variabili per effetto dell’azione di due muscoli antagonisti, lo sfintere ed il dilatatore della pupilla. Attraverso questi due muscoli l’iride controlla la quantità di luce che entra nell’occhio, come il diaframma di una macchina fotografica tradizionale.
M
Macula
Letteralmente: piccola macchia. È la parte centrale della ‘retina’, di forma circolare/ovale, ha un diametro di circa 6 mm. Il colore della macula è più chiaro del resto della ‘retina’, tra il giallo ed il bianco, perché contiene dei pigmenti (carotenoidi) che filtrano la radiazione luminosa proteggendo dai raggi ultravioletti. La parte centrale della macula, leggermente depressa, si chiama fovea (letteralmente: buca, fossa) ed ha un diametro medio di 1,5 mm. La parte centrale della fovea si chiama ‘foveola’ (letteralmente: piccola fovea o fossetta) ed ha un diametro di 0,35 mm. Nella macula sono concentrate le cellule nervose specializzate nella captazione di segnali luminosi (fotorecettori), in particolari i ‘coni’ che sono i recettori della visione dettagliata e del colore. La densità dei coni (il numero di recettori per unità di superficie) aumenta dalla periferia della macula verso il centro (‘foveola’) e questo è il motivo per cui anche piccoli danni della macula producono perdite visive importanti ed immediatamente avvertite.
N
Nervo ottico
È il nervo che collega la rètina con il cervello. Tradizionalmente viene considerato uno dei dodici nervi cranici, ma è in realtà un’estroflessione del cervello e come tale è rivestito dalle meningi. Un’altra differenza con gli altri nervi cranici consiste nel fatto che circa metà delle fibre che compongono il nervo ottico si incrocia in una struttura a forma di ‘X’ (chiasma ottico) situata subito davanti all’ipofisi; lo scambio tra le fibre dei due occhi costituisce la base anatomica della visione binoculare. Ogni nervo è formato da 0,8-1,7 milioni di fibre.
P
Potenziali Evocati Visivi
È un esame elettro-fisiologico che registra ed analizza l’attività elettrica cerebrale in risposta a stimoli sensoriali visivi. I sensori (elettrodi) sono posizionati sulla cute del cuoio capelluto. Nello studio dei disturbi della visione serve a identificare le cause imputabili al nervo ottico, alla via ottica o alla corteccia cerebrale.
R
Retina
La retina è la membrana di tessuto nervoso specializzato, sensibile alla luce, che ricopre la parte interna dell’occhio. In prima approssimazione, è equivalente alla pellicola fotografica di una macchina fotografica tradizionale (o al sensore di una fotocamera digitale). L’immagine si forma sulla retina dopo aver attraversato l’iride (diaframma) e il cristallino (obiettivo). Nella retina si distinguono dieci strati di cui l’ultimo, quello più lontano dal punto di ingresso della luce, è intensamente nero e visibile dall’esterno. I vasi sanguigni della retina possono essere esaminati dopo aver dilatato la pupilla per identificare precocemente le lesioni della retinopatia diabetica. La rottura di un vaso provoca la fuoriuscita di sangue (emorragia retinica) e distacco della retina dalla parete dell’occhio. Alterazioni della parete dei vasi sanguigni possono renderli permeabili e provocare la fuoriuscita di liquido (edema maculare).
Retinografia
Esame fotografico della retina. Permette di visualizzare microaneurismi, noduli ed essudati per diagnosticare e misurare l’evoluzione della retinopatia diabetica. La retinografia che permette di creare una immagine fissa è preferita rispetto alla retinoscopia, vale a dire al semplice esame visivo. La retinografia è un esame non invasivo che non richiede preparazione (se non qualche goccia di collirio), né degenza.
Retinopatia diabetica
La retinopatia diabetica è una malattia cronica dell’occhio che si manifesta in una significativa percentuale delle persone con diabete mellito (tipo 1 e tipo 2). In genere non compare all’inizio della malattia o subito dopo, ma solo alcuni anni più tardi (in media almeno dieci anni). Il rischio di avere una qualsiasi forma di retinopatia diabetica aumenta con il passare degli anni e si riduce mantenendo la glicemia al livello più vicino possibile ai valori normali. Le lesioni sono a carico della parte interna e posteriore dell’occhio, quella sensibile alla luce, e in particolare dello strato di tessuto nervoso specializzato che si chiama rètina e dei suoi vasi sanguigni (retinopatia=malattia della rètina). La gravità della malattia varia. Le lesioni iniziali (retinopatia non-proliferativa) non danno problemi o ne danno pochi e possono essere scoperte solo dall’oculista. Le lesioni avanzate, invece (retinopatia proliferativa), danno disturbi visivi; nei casi più gravi si può arrivare alla perdita completa della vista. Per scoprire la retinopatia diabetica sono disponibili diversi tipi di esame: esame standard della vista, quello che si fa normalmente quando si devono mettere gli occhiali e che si basa sul riconoscimento di caratteri su una tabella a distanza; esame del fondo dell’occhio, che si fa dilatando la pupilla con delle gocce; oftalmoscopia con o senza fotografia del fondo oculare (detta anche retinografia); fluoro-angiografia; tomografia ottica a radiazione coerente (OCT). Per trattare la retinopatia diabetica abbiamo a disposizione: chirurgia con laser; iniezione di farmaci nell’occhio (cortisone oppure anti-VEGF); asportazione chirurgica di tutto o di parte del corpo vitreo (vitrectomia).
Retinopatia proliferante
In seguito alla rottura dei vasi retinici ed alla conseguente emorragia, se ne formano di nuovi che crescono (proliferano) in modo disordinato formando una sorta di ‘gomitolo’. Le zone circostanti alla lesione reagiscono producendo un tessuto fibroso che può causare una sorta di cicatrice, a volte responsabile del distacco della stessa retina. Un altro aspetto di queste forme avanzate è la comparsa di emorragie a livello del corpo vitreo all’interno dell’occhio (emovitreo) per la rottura dei nuovi vasi. Queste alterazioni possono provocare deficit importanti della vista, che in casi estremi arrivano fino alla cecità. Ripristinando un buon controllo glicemico, riducendo la pressione e i grassi nel sangue, e con l’aiuto della chirurgia laser è possibile prevenire e rallentare l’evoluzione della retinopatia proliferante.
Retinopatia non proliferante o background
Un diabete mal controllato per lungo tempo può rovinare i piccoli vasi che irrorano l’occhio. In una prima fase i vasi si dilatano e si ‘slabbrano’ facendo uscire sangue e depositi di grasso. Si parla di retinopatia ‘non proliferante’. Se questo avviene al di fuori della macula, la zona centrale della retina adibita alla visione dei particolari e dei colori, difficilmente ci si accorge di qualcosa.
ROS
È una sigla (Reactive Oxygen Species) che indica molecole contenenti ossigeno in forma reattiva, cioè in grado di reagire chimicamente con altre molecole cedendo l’ossigeno (ossidazione). I perossidi (l’acqua ossigenata, per esempio) sono ROS. Tutte le cellule del nostro corpo producono normalmente ROS. Stress ambientali (per esempio i raggi ultravioletti o il calore) aumentano notevolmente la produzione di ROS e questo prende il nome di stress ossidativo. Lo stress ossidativo ed i ROS sono stati implicati in una grande quantità di malattie (neoplastiche ed infiammatorie) tra cui il diabete e l’aterosclerosi.
S
Sclera
È lo strato esterno dell’occhio. È opaca, bianca, fibrosa. Si continua posteriormente con il rivestimento fibroso del cervello (la dura madre o pachimeninge) ed anteriormente con la cornea, il rivestimento trasparente che copre la pupilla. Lo spessore della sclera varia da 0,3 a 1 mm.
Sindrome dell’occhio asciutto
È dovuta alla ridotta produzione di liquido lacrimale o all’aumentata evaporazione. È molto comune e la sua incidenza aumenta con l’età colpendo circa un terzo delle persone in età avanzata.
Scotoma
Una macchia in genere scura nel campo visivo, abbastanza ben delimitata, intorno alla quale la visione è normale o quasi normale. Nelle persone con diabete è causata, il più delle volte, da una lesione retinica (retinopatia).
T
Tomografia ottica a radiazione coerente
È un esame diagnostico NON invasivo che permette di acquisire ed elaborare immagini tridimensionali con una risoluzione di pochi millesimi di millimetro (micron). 'Tomografia' sta a indicare la capacità di esaminare (tagliare, scandagliare, scansionare) una struttura, strato dopo strato. 'Ottica' indica il tipo di radiazione usata, in questo caso la luce. 'Radiazione coerente' indica che non si usa la luce normale (incoerente) ma una luce particolare (in genere un laser) a bassa frequenza (quasi infrarosso). È ampiamente usata nello studio delle malattie della cornea e della rètina (degenerazione maculare, retinopatia diabetica, glaucoma, etc.). I principali vantaggi sono: alta risoluzione (più elevata di TAC, NMR, PET, Ecografia), nessuna preparazione o mezzo di contrasto, nessuna radiazione ionizzante. L'esecuzione è semplice e veloce, circa 10-15 minuti. Il paziente è seduto di fronte allo strumento e viene invitato dall'operatore a fissare un punto luminoso. L'esame può anche essere effettuato senza la dilatazione della pupilla.
U
Uvea
È lo strato intermedio dell’occhio, quello compreso tra la ‘retina’ (lo strato interno) e la sclera (lo strato esterno). Ha un colore viola scuro/nero ed è ricco di vasi sanguigni e di pigmento (melanina). Nell’uvea si riconoscono tre parti: dal davanti all’indietro abbiamo l’iride, il corpo ciliare e la coroide. L’iride è la parte dell’uvea visibile dall’esterno, ha la forma di una corona circolare (una ciambella) il cui foro centrale è la pupilla. La contrazione o la dilatazione dell’iride, e quindi della pupilla, determinano la quantità di luce che raggiunge la retina. Il corpo ciliare è la struttura che mantiene in posizione il ‘cristallino’ e ne modifica la forma (più o meno convessa); in questo modo cambia la messa a fuoco dell’immagine. Inoltre, il corpo ciliare produce l’umor acqueo, il liquido in cui è immerso il cristallino e che bagna la superficie posteriore della ‘cornea’. È sul corpo ciliare che agiscono i farmaci per il glaucoma, una malattia caratterizzata dall’aumento della pressione all’interno dell’occhio. La coroide, quantitativamente la porzione maggiore dell’uvea, è la membrana vascolare. Ha uno spessore compreso tra 0,2 e 0,1 mm ed è ricca di melanina; il colore scuro della coroide riduce i fenomeni di diffusione incontrollata della luce rendendo la visione più nitida.
Umor acqueo
È il liquido, trasparente e incolore che riempie lo spazio tra la cornea ed il cristallino. È meno viscoso del vitreo e soggetto a ricambio continuo (viene prodotto dal corpo ciliare e riassorbito da una struttura porosa (trabecolato) che si trova alla periferia dell’iride, tra la sclera e la cornea. Normalmente la pressione dell’umor acqueo è di circa 14-20 mmHg. Un aumento della pressione (per difettoso riassorbimento, eccessiva produzione o entrambi) è spesso associato al glaucoma.
V
Visus
È sinonimo di acutezza o acuità visiva, cioè la capacità di distinguere, per esempio, due punti vicini o i dettagli più fini di un oggetto. Tra le abilità visive è quella maggiormente valutata (per esempio per il rilascio della patente di guida). Esistono almeno quattro tipi di acutezza visiva: di visibilità (lo spessore minimo percepibile); di risoluzione (la distanza minima tra due punti o due linee); di allineamento (l’angolo minimo tra due linee per essere percepite come non allineate); di riconoscimento. L’acutezza di riconoscimento è quella più comunemente valutata nel corso degli esami di misurazione della vista. Il valore massimo è di 20/10 o 2, il valore medio è di 16/10 o 1,6, quello minimo, al di sotto del quale è necessario operare una correzione per svolgere le più comuni attività quotidiane, è di 10/10 o 1. Per valori compresi tra 0,1 e 0,05 (1/10 e 1/20) si parla di ipovisione; per valori inferiori a 0,05 si parla di cecità.
Vitrectomia
È la procedura chirurgica con cui viene rimosso l’umor vitreo (il liquido gelatinoso che riempie gran parte dell’occhio), totalmente o in parte. Il materiale asportato viene sostituito con un liquido a base di silicone. La vitrectomia si può rendere necessaria in casi di distacco di rètina e di retinopatia diabetica.
Vitreo
È il liquido gelatinoso e incolore che riempie lo spazio tra il cristallino e la retina. A differenza dell’umor acqueo, che è soggetto a ricambio continuo, il vitreo è praticamente sigillato. Con il progredire dell’età le proprietà fisiche e chimiche del vitreo cambiano (si riduce la viscosità, per esempio) e questo può portare al distacco posteriore del vitreo, una condizione che spesso precede il distacco di rètina.